Juventus: è un problema di approccio?

 

Dopo l’incontro di ieri contro il Galatasaray, sicuramente aumenteranno le critiche alla formazione bianconera circa il rendimento che quest’anno appare molto al di sotto di quello fornito negli ultimi due anni.
Si parla di mancanza, o diminuzione della “fame” da parte del team tutto, o di insicurezze che si starebbero infiltrando nella squadra a partire da una certa insoddisfazione di base e nervosismo, più o meno latente, che Conte manifesterebbe già da questa estate.
Va da sé che i risultati parlano da soli, e le prestazioni ancora di più.
Pur considerando l’influenza della condizione atletica che sicuramente non è smagliante, è evidente come la componente mentale nella Juventus di questa prima parte di stagione sia determinante nello svolgimento della gara.
Episodi in cui si possono notare cali di concentrazione, disattenzioni, ingenuità non certamente proprie di campioni a livello internazionale, si sono susseguiti di partita in partita contribuendo a minare la sicurezza di una squadra che aveva, ed avrebbe ancora, nell’aggressività la propria arma principale.

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In europa questa crepa nell’impianto bianconero si manifesta con ancora più forza poiché le avversarie, ancorché  di livello tecnico inferiore, spesso non sono così permissive come le squadre italiane, e fanno pagare ad alto prezzo sia le ingenuità che un atteggiamento non sufficientemente aggressivo e focalizzato.
Proprio nella partita con il Galatasaray sono emerse con forza le due facce che la Juventus è in grado di manifestare in questa stagione. Da una parte, una squadra dal basso profilo, disattenta, poco aggressiva e bloccata che ha finito per subire il gioco avversario, o comunque non ha imposto il proprio, incassando il goal, non certamente a caso, per una evidente ingenuità e disattenzione difensiva. Dall’altra venti minuti in cui ha messo alle corde l’avversario con un atteggiamento senza dubbio propositivo e focalizzato, ma che non può essere figlio della necessità e della disperazione, perchè rischia di essere fine a se stesso o di breve durata, come in fine si è dimostrato, quando un’ ulteriore ingenuità di squadra ha permesso il pareggio del definitivo 2-2.
Lasciando stare motivazioni tattiche sulla difesa che era passata a 2 e che rappresenterebbe una spiegazione del perché l’avversario si è trovato solo davanti a Buffon in occasione del pareggio, si deve sottolineare come in quel momento questa Juventus ha perso di vista l’obiettivo perdendo la concentrazione in maniera troppo evidente, e non è secondario notare come anche Conte, un allenatore che fino lo scorso anno avrebbe catechizzato i suoi invece di esultare, si è quasi perso il pareggio perché esultava con i tifosi.
La squadra, lo staff  tecnico e la società tutta non possono non vedere e considerare questi episodi che non sono situazioni isolate e casuali, ma rappresentano i tasselli di un mosaico che rischia di minare le sicurezze e l’impianto strutturale di un team di primo livello formato da atleti di primo livello che ciò nonostante non possono prescindere da una salda e adeguata tenuta mentale.

 

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