Mario Balotelli. Un bad boy? Non credo proprio.

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Per quanto si possa osservare il comportamento di Mario Balotelli in questi anni di carriera da un punto di vista professionale, è chiaro che nella maggior parte dei casi in cui si è trovato in situazioni diciamo “discutibili”, l’atteggiamento e le reazioni che assumeva non erano giustificabili.
L’ultimo episodio che ha mosso l’opinione pubblica ed ha portato la giustizia sportiva a conferirgli tre giornate di squalifica, rappresenta senza dubbio uno dei suddetti comportamenti.
Ho apprezzato molto sia la società AC Milan, sia l’allenatore Allegri, per come si sono posti di fronte a questa ennesima intemperanza evitando di fare ricorso per la squalifica, proprio per il messaggio che sottende a tale comportamento.
Balotelli infatti, non solo ha contribuito a mettere se stesso in cattiva luce, ma ha messo anche i compagni e la società in grave difficoltà, per non parlare della mancanza di rispetto verso il direttore di gara.
Mario Balotelli, a questo punto, però, deve per forza decidere di crescere, lavorare sul proprio comportamento, sulle proprie reazioni allo stress ed a ciò che lui ritiene un’ingiustizia subita. non solo ha contribuito a mettere se stesso in cattiva luce, ma ha messo anche i compagni e la società in grave difficoltà, per non parlare della mancanza di rispetto verso il direttore di gara.
Ma detto questo, resto dell’idea che non si tratta affatto di un “bad boy”!
Balotelli ha probabilmente bisogno di un punto di riferimento professionale che lo supporti nel lavoro su se stesso, sulle proprie reazioni, sulla gestione dello stress, ma soprattutto deve rendersi conto di averne bisogno, deve cioè voler lavorare su se stesso, su quello che sembra sempre più il suo tallone d’achille che può rappresentare il principale ostacolo ad una sua totale affermazione come campione internazionale.
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A mente fredda, ritengo che il ragazzo conosca molto bene l’opportunità o meno di determinati comportamenti ed il fatto che, più o meno volontariamente, si sia scusato, ne è una prova. Di più, direi che anche la famosa T-shirt che recitava “Why always me?”, in un certo senso rappresenti, seppur con un carattere un pò vittimistico, il modo in cui Balotelli esperisce determinate situazioni che lo coinvolgono in prima persona. 
Per tale motivo il ragazzo, anzi l’uomo Balotelli, è ora che decida di prendere coscienza di ciò che lo porta a scadere in determinati comportamenti e reazioni di fronte a situazioni che, per quanto gli siano avverse, andrebbero affrontate con una testa, una consapevolezza ed una maturità ben diverse, così da non poter più essere etichettato, a torto, un “bad boy”.
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